🏔️ Pecorino del monte Poro DOP/ Il Casaro di Pietra e la Danza del Vulcano

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 Introduzione

C’era una volta… il formaggio.
Non quello che si compra in fretta al supermercato, ma quello che nasce piano, tra stalle, pascoli e mani sapienti.

Le Fiabe del Casaro sono piccole storie inventate, semplici come una favola da raccontare a un bambino.
Ogni racconto nasce da un formaggio DOP italiano: l’Asiago delle montagne, il Parmigiano delle pianure, la Mozzarella delle bufale campane e tanti altri.

Sono storie di vacche e casari, di pecore testarde e bufale curiose, di monaci e pastori.
Non servono per insegnare, ma per sorridere, ricordare e assaggiare con la fantasia.

Perché ogni formaggio ha un gusto, ma anche una storia da raccontare.

Il Casaro di Pietra e la Danza del Vulcano

C’era una volta un casaro di nome Rocco che viveva sull’altopiano del Monte Poro. Rocco era un uomo silenzioso, con le mani grandi e il cuore che batteva al ritmo delle onde del mare che vedeva in lontananza. Non era solo, però: ad aiutarlo c'era Carmelo, un ragazzino monello con la risata facile e le ginocchia sempre sbucciate.

Rocco amava il suo gregge più di ogni altra cosa. Ogni pecora aveva un nome: c'era la Bella, con le corna un po' storte; la Muta, che non belava mai; e poi c'era Gina, la sua preferita, con il vello più bianco e gli occhi più dolci. Ogni mattina, Rocco le guidava tra i sentieri del Poro, dove le pecore pascolavano con gusto i fiori di ginestra, il finocchietto selvatico e la mentuccia, profumi che finivano dritti nel loro latte.


Quando tornava alla sua capanna, Rocco iniziava il suo rito sacro. Accendeva il fuoco sotto la caldaia e, con la sua Miscia (il bastone per rompere il latte), sussurrava preghiere alla cagliata. Carmelo, intanto, faceva finta di aiutarlo ma spesso finiva per lanciare sassolini nello stagno o per fare dispetti alle pecore. Rocco premeva poi la pasta nelle Fiscelle di Giunco (i cestini intrecciati), lasciando che il siero scorresse via come le lacrime di gioia di un bambino.

Una sera, mentre Rocco spennellava le forme con olio e peperoncino, e Carmelo provava a rubare un pezzetto di cacio fresco, apparve un Lupo nero, enorme, con gli occhi che riflettevano i lampi dello Stromboli. Rocco non ebbe paura. Prese una fetta di pecorino stagionato e la offrì alla fiera.

Il lupo mangiò, e il sapore di ginestra e di mare lo trasformò. Invece di azzannare, il lupo iniziò a saltellare. Carmelo smise di fare il monello e guardò a bocca aperta. Rocco allora prese il suo organetto e iniziò a suonare una tarantella. Sotto la luce del vulcano che sputava fuoco in mezzo al mare, l'uomo, il lupo e persino la pecora Gina (che si era avvicinata curiosa) ballarono tutta la notte tra le forme di formaggio, celebrando il miracolo di una terra dove anche i predatori diventano amici davanti a tanta bontà. E da quel giorno, persino Carmelo imparò a rispettare le pecore e la magia del formaggio.

 

 

“E così finisce la fiaba… ma il sapore resta.”

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