Nella Valle del Belìce, dove i campi si tingono del rosso acceso della Sulla e il vento soffia spesso dall'Africa, viveva Nino, un pastore dal cuore grande ma con la testa sempre tra le nuvole. Con lui c’era Saro, un ragazzo diligente che teneva il conto di ogni singola pecora e lucidava i piatti di ceramica del caseificio fino a farli specchiare.
Un’estate, un vento di Scirocco così caldo da far
fischiare le orecchie soffiò per tre giorni. Il latte delle pecore di Nino, tra
cui la fedele Stella, inacidì prima che potesse diventare pecorino. Nino
era disperato: "Abbiamo perso tutto, Saro! La cagliata è troppo acida, non
diventerà mai formaggio!"
Ma Saro, che non si arrendeva mai, guardò l'acqua
bollente nella caldaia e disse: "Nino, proviamo a filarla come se fosse
una provola!". Nino scosse la testa: "Il latte di pecora non fila,
ragazzo!". Eppure, sotto lo sguardo attento di Saro, accadde il miracolo.
La pasta, immersa nell'acqua caldissima, iniziò a tendersi come seta bianca. La
adagiarono nei piatti di ceramica decorati, dove prese la forma di una focaccia
morbida e tonda: la Vastedda.
Quella delizia rimase un segreto della valle fino
al 1943, quando gli americani sbarcarono in Sicilia per liberare
l'Italia. Si racconta che un giovane soldato, stanco e affamato, bussò alla
porta di Nino. Quando assaggiò la Vastedda fresca, profumata di burro e di
fiori di Sulla, si commosse. Scrisse a casa dicendo di aver trovato "una
nuvola di latte che sa di libertà".
Da quel giorno, la fama della Vastedda attraversò
l'oceano. La tradizione vuole che, ancora oggi, una volta all'anno parta un
aereo speciale diretto a Washington. A bordo, protetta come un gioiello, c'è
una Vastedda freschissima per il Presidente degli Stati Uniti. Si dice che
tutti i presidenti ne siano andati matti, considerandola il simbolo del legame
tra i due popoli.
Tutti, tranne uno: Donald Trump. Lui, dicono i
pastori del Belìce ridendo sotto i baffi, non ne vuole sapere. Preferisce i
suoi hamburger con il formaggio giallo di plastica. "Meglio così,"
dice sempre Saro mentre munge la pecora Stella, "vuol dire che ne rimarrà
una formina in più per chi sa cos'è il vero sapore della terra!"
“E così finisce la fiaba… ma il sapore resta.”
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