🏔️ Toma Piemontese DOP / Barba Bertu e la Montagna che Cade

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 🧀 Le Fiabe del Casaro

Introduzione

C’era una volta… il formaggio.
Non quello che si compra in fretta al supermercato, ma quello che nasce piano, tra stalle, pascoli e mani sapienti.

Le Fiabe del Casaro sono piccole storie inventate, semplici come una favola da raccontare a un bambino.
Ogni racconto nasce da un formaggio DOP italiano: l’Asiago delle montagne, il Parmigiano delle pianure, la Mozzarella delle bufale campane e tanti altri.

Sono storie di vacche e casari, di pecore testarde e bufale curiose, di monaci e pastori.
Non servono per insegnare, ma per sorridere, ricordare e assaggiare con la fantasia.

Perché ogni formaggio ha un gusto, ma anche una storia da raccontare.


Sulle Alpi di nebbia e di roccia viveva Barba Bertu, un Marghé (casaro di montagna) che non faceva solo formaggi: lui imprigionava l'estate dentro delle ruote di pietra.


"Vedi, Giuanin," diceva al nipote mentre il sole spuntava dietro il Monviso, "la Toma è un regalo che la montagna ci fa, ma bisogna saperla aspettare."

Barba Bertu accendeva il fuoco sotto la Caudera (la grande caldaia di rame) e guardava il latte diventare denso. Poi, con lo Spino (l’attrezzo per rompere la cagliata), faceva gesti leggeri da direttore d’orchestra. "Deve cadere piano, Giuanin. Ricordalo: Tomà nel nostro dialetto significa proprio cadere. La Toma è la parte del latte che decide di scendere sul fondo per farsi mangiare."

Mentre la massa scendeva, Bertu sentiva il profumo dell’Alchemilla (chiamata erba stella) e del Trifoglio bianco che le mucche avevano brucato tra le nuvole. Quei fiori non erano spariti: erano lì, pronti a fiorire di nuovo nella pasta del formaggio.



Con la Patèla (la tela di canapa), sollevava la cagliata calda come se cullasse un neonato. Infine, portava le forme nel Crotin (la cantina scavata nella pietra), un luogo fresco e buio dove avveniva la magia.



“E così finisce la fiaba… ma il sapore resta.”

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