C’era una volta… il formaggio.
Non quello che si compra in fretta al supermercato, ma quello che nasce piano,
tra stalle, pascoli e mani sapienti.
Le Fiabe del Casaro sono piccole
storie inventate, semplici come una favola da raccontare a un bambino.
Ogni racconto nasce da un formaggio DOP italiano: l’Asiago delle montagne, il
Parmigiano delle pianure, la Mozzarella delle bufale campane e tanti altri.
Sono storie di vacche e casari, di pecore
testarde e bufale curiose, di monaci e pastori.
Non servono per insegnare, ma per sorridere, ricordare e assaggiare con la
fantasia.
Perché ogni formaggio ha un gusto, ma anche una
storia da raccontare.
Mille anni fa, nella Bassa Padana, dove la nebbia nascondeva le stelle, viveva Frate Gino, un benedettino più interessato al latte che alle preghiere.
Un giorno, vide i contadini che, con latte
avanzato e caglio di vitello, facevano piccole caciotte per loro.
"Peccato," pensò Fra’ Gino, "che una cosa così buona sia così
piccola."
Il Frate, che sognava di sfamare tutti i poveri della zona, rubò l'idea e la portò nel monastero. Ma voleva fare formaggio grande, grande come una ruota di carro.
Nacque la Caldaia di rame: grande,
fumante, rumorosa. "Il formaggio per i poveri dev'essere robusto,"
disse Fra’ Gino. Lavorava il latte giorno e notte, aggiungendo il siero-innesto,
il suo segreto. Quando rompeva la cagliata con lo Spino, i granuli
sembravano semi pronti a germogliare.
All'alba, estraeva la pasta con una tela. Era un
"parto" faticoso!
Frate Martino prendeva un piccolo martello. Ting!
Ting! Batteva sulla forma. Non cercava difetti, cercava la voce del
formaggio. Se il suono era sordo, la forma non aveva ancora niente da dire. Se
era cristallino, voleva dire che la forma era sincera.
"Quest'ultima ha una voce d’oro, Fra’ Gino!
Saprà durare un anno e mezzo!" esclamava Frate Martino.
Così, con forme grandi e durature, i monaci
sfamarono gli affamati in tempi di carestia. E quel
formaggio, nato piccolo e
umile, con gli anni e le battiture oneste di Frate Martino, divenne il Re
dei Formaggi. E si dice che, ancora oggi, se si batte una forma di
Parmigiano Reggiano, si senta in lontananza la risata gentile di Frate Gino.
“E così finisce la fiaba… ma il sapore resta.”
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